Connected Open Heritage/Mostra fotografica

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Un viaggio nel patrimonio culturale: scoprire, preservare, trasmettere

Titolo

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La presente mostra fotografica, realizzata unitamente da Wikimedia e UNESCO, è organizzata nel contesto della campagna #Unite4Heritage. Presenta risorse digitali rilasciate con licenze libere che illustrano la ricchezza e la diversità del nostro comune patrimonio culturale. La mostra evidenzia la bellezza e la fragilità di questo patrimonio, e ha lo scopo di aiutare a preservarlo e trasmetterlo alle future generazioni.
La grande mosquée-2, Djenné, Mali au petit matin. Date du cliché 27-12-1972.jpg
Foto di Gilles Mairet, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Antica Città di Djenné
Abitata fin dal 250 a.C., Djenné divenne un centro commerciale e uno snodo importante nel commercio di oro trans-sahariano. Nei secoli XV e XVI, è stato uno dei centri di diffusione dell'Islam. Le sue case tradizionali, delle quali quasi 2.000 sono sopravvissute, sono costruite su collinette (toguere) come protezione dalle inondazioni stagionali. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2016, a causa dell’instabilità che sta colpendo l’area e che sta ostacolando l’implementazione di misure protettive nei confronti del sito maliano.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Old Towns of Djenné” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/news/1520, con licenza CC BY-SA 3.0.

La mostra

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Il movimento #Unite4Heritage mira a celebrare e salvaguardare il patrimonio culturale e la diversità nel mondo, invitando tutti a prendere posizione contro l'intolleranza e il settarismo attraverso la promozione e la celebrazione della diversità culturale.

Fattori come le distruzioni premeditate, la pubblica negligenza, il turismo intensivo e lo sviluppo economico, l'ignoranza e la scarsa manutenzione fanno sì che il nostro patrimonio culturale e la sua diversità siano a rischio. L'UNESCO, Wikimedia Svezia e Wikimedia Italia hanno così deciso di unire le proprie forze per sottolineare l'importanza della preservazione del patrimonio culturale attraverso la fotografia, in modo da sensibilizzare le persone a proteggere il patrimonio, preservare l’identità culturale e costruire un futuro comune. UNESCO e Wikimedia credono che valorizzarele immagini del patrimonio culturale e rendere le informazioni disponibili al pubblico possa ridurre il rischio di perdere tale patrimonio e aiutare le persone a celebrare, proteggere al meglio ed essere orgogliosi della propria diversità culturale.

La mostra presenta tutta la fragilità del nostro comune patrimonio culturale in tutte le sue forme - utilizzando le immagini disponibili rilasciate con licenze libere. Queste immagini sono state condivise da diversi soggetti quali musei, archivi e pubblico generico su Wikimedia Commons, il sito che raccoglie tutti i media per Wikipedia.

Wikimedia Commons contiene decine di milioni di immagini tutte pubblicate con licenza libera, in modo che chiunque possa usarle e modificarle. Questa raccolta è curata e alimentata da migliaia di volontari. Esistono diversi concorsi fotografici aperti al pubblico e collegati a diverse tipologie di patrimonio culturale, come Wiki Loves Monuments per il patrimonio tangibile, Wiki Loves Africa per il patrimonio intangibile africano e Wiki Loves Earth per il patrimonio naturale.

Per maggiori informazioni visita tinyurl.com/wikiloves. Anche tu puoi contribuire a Wikipedia, a Wikimedia Commons o a #Unite4Heritage

Tomb of Cyrus the Great.jpg
Foto di Mohammad Reza Domiri Ganji, CC BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
==== Repubblica Islamica dell'Iran: Pasargadae ====
Pasargadae è stata la capitale del primo grande impero multiculturale dell'Asia occidentale. Esteso dal Mediterraneo orientale e l'Egitto fino al fiume Hindu, è considerato il primo impero rispettoso della diversità culturale delle sue genti. Vestigia particolarmente degne di nota in questo sito di 160 ettari sono: il Mausoleo di Ciro II; Tall-e Takht, una terrazza fortificata, e un complesso comprendente gli edifici di ingresso ai palazzi reali, una sala delle udienze, il palazzo residenziale e alcuni giardini. Ciò si riflette nell’architettura achemenide, una sintetica rappresentazione di culture differenti. Iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dal 2004, il sito presenta diversi fattori di rischio, quali erosione dovuta a varie cause (fisiche, chimiche, ambientali, ecc.); danni che possano derivare dall’agricoltura o dalle inondazioni; scavi che espongono i resti archeologici a crescenti rischi e al vandalismo.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Pasargadae” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/1106, con licenza CC BY-SA 3.0.

Il progetto Connected Open Heritage

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Il progetto Connected Open Heritage si propone di raccogliere e mettere in connessione tra loro, attraverso i progetti Wikimedia, più informazioni possibili rilasciate con licenze libere sui beni culturali in pericolo. Il progetto si basa sul lavoro volontario di persone provenienti da tutto il mondo.

Se le persone e i decision maker potessero accedere facilmente a informazioni accurate e affidabili sul patrimonio culturale che li circonda, aumenterebbe la probabilità di proteggere questo patrimonio.

Grazie all'aggiunta dei dataset ufficiali dei beni culturali protetti, alle immagini storiche digitalizzate provenienti da musei e archivi e alle fotografie del pubblico, le voci Wikipedia saranno migliorate. E sarà più semplice conoscere il patrimonio culturale mondiale.

I partner del progetto Connected Open Heritage sono Wikimedia Svezia, UNESCO, Wikimedia Italia - insieme a Gruppo Archeologico Romano e association DecArch - e Cultural Heritage without Borders. Il progetto è supportato e finanziato dalla Fondazione Culturale della Lotteria Postale Svedese.

Maggiori informazioni sul progetto: meta.wikimedia.org/wiki/Connected_Open_Heritage

Minaret of Jam in 2008.jpg
Foto di Aivaras Ramanauskas, CC BY-SA 2.0, tramite Wikimedia Commons
==== Afghanistan: il minareto e i resti archeologici di Jam ====
Il Minareto di Jam è una graziosa struttura verticale alta 65 mt., risalente al XII secolo. Coperto da elaborate costruzioni in mattoni con un’iscrizione blu su piastrella posta in cima, è degno di nota per la qualità della sua architettura e decorazione, che rappresentano il culmine della tradizione architettonica e artistica di questa regione. Il suo impatto è accentuato dalla sua collocazione scenografica, una profonda valle di un fiume tra imponenti montagne, nel cuore della provincia Ghur. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2002. L’erosione delle sponde adiacenti il minareto, ogni modifica del livello di inclinazione del monumento e la degradazione generale dell’antica struttura del sito rendono necessario un monitoraggio.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Minaret and Archaeological Remains of Jam” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/211, con licenza CC BY-SA 3.0.

Unite4Heritage

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Nel 2015, in risposta ad attacchi senza precedenti inflitti al patrimonio culturale, la Direttrice Generale dell'UNESCO, Irina Bokova, ha lanciato la campagna di advocacy #Unite4Heritage presso l'Università di Baghdad.

In 2017, by establishing partnerships with key stakeholders and strengthening digital communication, #Unite4Heritage is mobilizing a wider public, especially young people, on a truly global level. This exhibition, in collaboration with Wikimedia Commons, displays three pillars of the movement: built heritage; intangible cultural heritage; and heritage collections and the fight against illicit trafficking. Since its establishment, UNESCO has been consistently dedicated to the cause of culture and development. Focus has been on coordinating international cooperation, strengthening the ties between nations and societies, and mobilizing the public. The aim is to ensure that every citizen can grow and live in a cultural environment rich in diversity and dialogue, where heritage serves as a bridge between generations and peoples.

Questa mostra, in collaborazione con Wikimedia Commons, propone tre temi cari al movimento: patrimonio tangibile, patrimonio culturale intangibile, classificazione del patrimonio e traffico illecito, che evidenziano lo spirito stesso del movimento. Questi temi rappresentano anche il lavoro contenuto nelle Convenzioni UNESCO per la cultura, tra cui:

  • la Convenzione del 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali;
  • la Convenzione del 1972 concernente la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale;
  • la Convenzione del 2001 concernente la protezione del patrimonio culturale subacqueo;
  • la Convenzione del 2003 concernente la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

Restiamo uniti per tutelare il nostro patrimonio comune e trasmettiamo questi valori alle future generazioni!

80 - Machu Picchu - Juin 2009 - edit.2.jpg
Foto di Martin St-Amant, CC-BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.
==== Perù: complesso storico-religioso di Machu Picchu ====
Ubicato a 2430 m di altitudine in un paesaggio di grande bellezza, al centro di una foresta tropicale di montagna, il santuario di Machu Picchu fu probabilmente l'opera architettonica più spettacolare dell'Impero Inca al suo apogeo. Le sue muraglie, le terrazze e le scalinate gigantesche danno l'impressione di essere state scolpite dalla natura, in continuità con le pareti rocciose, come se facessero parte della montagna stessa. Il contesto naturale, sul versante orientale delle Ande, comprende il bacino superiore del Rio delle Amazzoni, che presenta una flora e una fauna molto ricche. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1983. Il turismo rappresenta un’arma a doppio taglio per Macchu Picchu, fornendo benefici economici ma anche generando un notevole impatto culturale ed ecologico.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Historic Sanctuary of Machu Picchu” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/274, con licenza CC BY-SA 3.0.

Una mostra a cura di

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Le seguenti organizzazioni hanno lavorato in partnership per organizzare questa mostra fotografica:
  • UNESCO (logo) - L’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) è stata creata per tutelare la pace e la sicurezza promuovendo la collaborazione internazionale attraverso lo sviluppo dell'istruzione, della scienza e della cultura, con l'obiettivo di accrescere il rispetto universale per la giustizia, lo stato di diritto, i diritti umani insieme alle libertà fondamentali. La campagna #Unite4Heritage mira a promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale e la diversità in tutto il mondo. Il movimento Wikimedia e UNESCO lavorano insieme a stretto contatto dal 2015.
  • Wikimedia Svezia è un'associazione no-profit che mira a promuovere la conoscenza libera. Wikipedia e gli altri progetti Wikimedia costituiscono mezzi fondamentali per raggiungere tale scopo. Da più di 10 anni l'associazione lavora a stretto contatto con musei e archivi per raccogliere e pubblicare in rete il loro materiale digitalizzato e integrarlo nei progetti Wikimedia. Wikimedia Svezia è promotrice e ideatrice del progetto Connected Open Heritage.
  • Wikimedia Italia è il capitolo italiano riconosciuto da Wikimedia Foundation Inc. e, come Wikimedia Svezia, si occupa di diffondere la conoscenza libera a livello nazionale, attraverso i progetti Wikimedia e non solo. Nell’ambito di questa iniziativa, Wikimedia Italia ha collaborato con il Gruppo Archeologico Romano e l'Associazione DecArch caricando le immagini da loro donate su Wikimedia Commons. Wikimedia Italia è inoltre responsabile della realizzazione della mostra.
  • La Fondazione Culturale della Lotteria Postale Svedese fornisce supporto finanziario a progetti filantropici realizzati da organizzazioni no-profit e fondazioni. Supporta questo progetto tramite un finanziamento e mettendo a disposizione le proprie competenze.
Aq-Saray Shahrisabz 2.JPG
Foto di Alaexis, CC-BY-SA 2.5, tramite Wikimedia Commons.
=== Uzbekistan: centro storico di Shakhrisyabz ===
Il centro storico di Shakhrisyabz presenta una collezione di monumenti eccezionali e quartieri antichi che testimoniano lo sviluppo secolare della città, in particolare nel suol periodo di massimo splendore, sotto il dominio di Amir Temur e le Temurids, nel XV e XVI secolo. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo nel 2016, a causa dell’eccessivo sviluppo delle infrastrutture turistiche nel centro storico.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Historic Centre of Shakhrisyabz” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/885, con licenza CC BY-SA 3.0.

Tunisia: anfiteatro di El Jem

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Anfiteatro, El Jem, Túnez, 2016-09-04, DD 55-66 HDR PAN.jpg
Foto di Diego Delso, CC BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
L’anfiteatro di El Jem rappresenta un’eccezionale testimonianza di architettura romana in Africa, in particolare di monumenti costruiti per ospitare eventi con spettatori. Le imponenti rovine del più grande Colosseo del Nordafrica, un enorme anfiteatro che poteva contenere fino a 35.000 spettatori, si trovano nel piccolo villaggio di El Jem. Questo monumento del III secolo testimonia la grandezza e la portata della Roma Imperiale. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1979. Le opere di restauro realizzate nel tempo non hanno compromesso l’ essenziale funzione e l’autenticità del bene dal punto di vista struturale e della sua essenziale funzionalità. L’autenticità del contesto è tuttavia minacciata dal sorgere di nuove costruzioni intorno all’anfiteatro.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Amphitheatre of El Jem” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/38, con licenza CC BY-SA 3.0.

Uganda: tombe dei Re Buganda a Kasubi

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Kampala Kasubi Tombs.jpg
Foto di notphilatall, CC BY-SA 2.0, tramite Wikimedia Commons.
Le tombe dei re Buganda a Kasubi costituiscono un sito che abbraccia quasi 30 ettari di collina nel quartiere di Kampala. La maggior parte del sito è agricola, coltivata con metodi tradizionali. Al suo centro sulla collina c'è l'ex palazzo del kabaka di Buganda, costruito nel 1882 e trasformato nel luogo di sepoltura reale nel 1884. Si tratta di un importante esempio di realizzazione architettonica in materiali organici, principalmente in legno, paglia, giunco, canne e fango. Il significato principale del sito si trova, però, nei suoi valori intangibili di fede, spiritualità, continuità e identità. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2010. La più grande minaccia a tale sito è costituita dal fuoco, ed è necessario sviluppare un dettagliato piano e una strategia di gestione del rischio, in modo da prevenire questa minaccia e assicurarsi che la documentazione relativa al sito sia la più completa possibile e sia archiviata in un luogo sicuro. Per fare in modo che il processo tradizionale di costruzione del sito venga salvaguardato nel tempo, c’è un costante bisogno di formare giovani istruiti nella gestione e conservazione del patrimonio.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Tombs of Buganda Kings at Kasubi” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/1022, con licenza CC BY-SA 3.0.

Egitto: Abu Mena

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Baths at Abu Mena (XXI).jpg
Foto di Institute for the Study of the Ancient World, CC BY-SA 2.0, tramite Wikimedia Commons.
Una chiesa, un battistero, basiliche, edifici pubblici, strade, monasteri, case e botteghe furono costruiti in questa città santa paleocristiana sulla tomba del martire Menas di Alessandria, morto nel 296 d.C. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2001. Il terreno locale, composto unicamente di argilla, è duro e in grado di reggere gli edifici quando è asciutto, ma l’innalzamento del livello freatico rischia di minacciare le strutture archeologiche. La distruzione di numerose cisterne, disseminate attorno alla città, ha comportato il collasso di alcune strutture poste alla sommità.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Abu Mena” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/90 e "World Heritage Committee Inscribes Two Sites on the the List of World Heritage in Danger" all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/news/158, con licenza CC BY-SA 3.0.

Siria: sito archeologico di Palmira

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Palmira. Arco monumentale, facciata verso T. di Bel - DecArch - 1-23.jpg
Foto di Associazione DecArch, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Un'oasi nel deserto siriano, a nord-est di Damasco, Palmira contiene i resti monumentali di una grande città che fu uno dei più importanti centri culturali del mondo antico. Dal I al II secolo, l'arte e l'architettura di Palmira fu crocevia di diverse civiltà, sposando tecniche greco-romane con le tradizioni locali e influenze persiane. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2013. Nel 2017, i rapporti dell’UNITAR-UNOSAT hanno confermato la distruzione del tetrapilo di Palmira e di parti del proscenio del teatro.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Site of Palmyra” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/23 e "UNESCO Director-General condemns destruction of the Tetrapylon and severe damage to the Theatre in Palmyra, a UNESCO World Heritage site" all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/news/1620, con licenza CC BY-SA 3.0.

Libia: l'antica città di Ghadamès

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Libya 4432 Ghadames Luca Galuzzi 2007.jpg
Foto di Luca Galuzzi, CC BY-SA 2.5, tramite Wikimedia Commons
Ghadamès, conosciuta come "la perla del deserto", si trova in un'oasi. Si tratta di una delle più antiche città pre-sahariane ed è un esempio eccezionale di insediamento tradizionale. La sua architettura interna è caratterizzata da una divisione verticale di funzioni: il piano terra utilizzato per immagazzinare le scorte; poi un altro piano per la famiglia, con vicoli sospesi che creano quella che è quasi una rete sotterranea di passaggi coperti; e, in alto, terrazze all'aperto riservate alle donne. Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2016. Il paese è afflitto da un alto livello di instabilità e i combattimenti tra gruppi armati rischiano di avere un impatto negativo sul sito.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Old Town of Ghadamès” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/362 e "Libya’s five World Heritage sites put on List of World Heritage in Danger" all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/news/1523, con licenza CC BY-SA 3.0.

Giordania: Petra

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Petra - 6160130605.jpg
Foto di Ian McKellar, CC BY-SA 2.5, tramite Wikimedia Commons.
Abitata fin dalla preistoria, questa città nabatea di passaggio, situata tra il Mar Rosso e il Mar Morto, fu un importante crocevia tra Arabia Saudita, Egitto e Siria-Fenicia. Petra è per metà costruita e metà scavata nella roccia ed è circondata da montagne permeate dapassaggi e anfratti. È uno dei più famosi siti archeologici del mondo, dove antiche tradizioni orientali si fondono con l'architettura ellenistica. Petra è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dal 1985. I monumenti sono soggetti a continua erosione a causa di venti e piogge, aggravati in passato dalla sabbia sollevata a causa dei pascoli che hanno ridotto il riparo del terreno. Possono essere inoltre soggetti ad allagamenti lungo Wadi Musa attraverso la gola tortuosa (Siq), se il sistema di diversione nabateo non viene continuamente monitorato, riparato e mantenuto. Il sito è soggetto alla pressione dei flussi turistici, aumentati notevolmente dai tempi della sua iscrizione alla lista. I punti più congestionati includono il Siq, che rimane la principale entrata della città dal lato est. È inoltre messo a rischio dalle infrastrutture che servono alle comunità locali e ai turisti.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Petra” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/326, con licenza CC BY-SA 3.0.

Nepal: Piazza Durbar, Valle di Kathmandu

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Nepal Bhaktapur 67.jpg
Foto di Alexander Shafir, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Il patrimonio culturale della valle di Kathmandu si compone di sette gruppi di monumenti e costruzioni che mostrano la gamma completa di conquiste storiche e artistiche per cui la valle è famosa nel mondo. Questi gruppi includono le piazze Durbar di Hanuman Dhoka (Kathmandu), Patan e Bhaktapur, la stupa Buddista di Swayambhu e Bauddhanath e i templi indù di Pashupati e Changu Narayan. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1979. Il devastante terremoto in Nepal del 2015 e le scosse di assestamento che seguirono hanno gravemente danneggiato monumenti e siti Patrimonio dell’Umanità nella valle di Kathmandu, così come un’enorme quantità di altri siti culturali nell’area nord-est del Nepal.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Kathmandu Valley” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/1106http://whc.unesco.org/en/list/121 e "UNESCO raises safety concerns on the reopening of Kathmandu Valley World Heritage Site" all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/news/1296, con licenza CC BY-SA 3.0.

India: Gruppo monumentale di Hampi

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Iconic Stone Chariot @ Vittala Temple, Hampi, Karnataka.jpg
Foto di Nagesh Thota, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
L'austero, grandioso sito di Hampi è testimonianza dell'ultima capitale dell’ultimo grande impero indù di Vijayanagar. I suoi principi, incredibilmente ricchi, costruirono templi e palazzi dravidici che meravigliarono i viaggiatori tra il secolo XIV e XVI. Conquistata dalla confederazione musulmana del Deccan nel 1565, la città fu saccheggiata per sei mesi prima di essere abbandonata. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1986.

La gran parte dei monumenti è oggi ben conservata e in buono stato. Tuttavia, per preservare l’integrità del sito negli anni a venire sarà necessario trovare soluzioni a problematiche quali l’urbanizzazione, pianificata e non, che mette a rischio il bene, così come lo sconfinamento e i cambiamenti nell’uso dei terreni, in particolare l’attività agricola a scopo commerciale, che potrebbe contribuire a minare la stabilità fisica dei monumenti.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Group of Monuments at Hampi” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/241, con licenza CC BY-SA 3.0.

Yemen: vecchia città fortificata di Shibam

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Shibam Wadi Hadhramaut Yemen.jpg
Foto di Jialiang Gao, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Circondata da un muro fortificato, la città di Shibam risalente al XVI secolo, è uno dei più antichi e dei migliori esempi di pianificazione urbana basata sul principio di costruzione verticale. Le sue strutture, simili a torri imponenti, sorgono dalla scogliera e hanno guadagnato alla città il soprannome di "Manhattan del deserto". Il sito è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2015, essendo sotto la potenziale minaccia di conflitti armati, combinati a problemi di salvaguardia e di gestione già osservati nel sito. Questa foto è stata scattata nel 1999.

Italia: Ferrara città del Rinascimento e delta del Po

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Castello estense di ferrara, int., sala dell'aurora, affreschi di ludovico settevecchi e leonardo da brescia (1574-75) 02.JPG
Foto di Sailko, CC-BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Ferrara, che si è sviluppata intorno ad un guado sul fiume Po, divenne un centro intellettuale e artistico che ha attirato le più grandi menti del Rinascimento italiano nei secoli XV e XVI. Qui, Piero della Francesca, Jacopo Bellini e Andrea Mantegna decorarono i palazzi della Casa d'Este. Il concetto umanista della "città ideale" nacque qui nei quartieri costruiti dal 1492 in poi da Biagio Rossetti secondo i nuovi principi della prospettiva. Il completamento di questo progetto ha segnato la nascita dell'urbanistica moderna e influenzato il suo successivo sviluppo. È stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1995. Nel maggio del 2012, due grandi terremoti hanno interessato il Nord Italia. Questa immagine della Sala dell’Aurora del Castello Estense di Ferrara mostra l’applicazione della tecnica della velinatura lungo le aree dove l’affresco è stato danneggiato.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Ferrara, City of the Renaissance, and its Po Delta” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/733/, con licenza CC BY-SA 3.0.

Regno Unito: St. Michaels Mount

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St Michael's Mount II5302 x 2982.jpg
Foto di Fuzzypiggy, CC-BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Nel 2008 il National Trust ha dichiarato che circa 200 miglia di alcuni dei tratti più belli della costa del sud-ovest dell'Inghilterra erano minacciati dall'aumento del livello del mare, che poteva mettere in pericolo spiagge, scogliere, porti e edifici. Tra i 111 edifici situati in questa "zona a rischio" vi è St. Michaels Mount, una parrocchia civile collegata alla città di Marazion da una strada artificiale rialzata ricoperta di pavé di granito, percorribile solo nei momenti di media e bassa marea. Il suo nome in lingua cornica - letteralmente "la roccia grigia in un bosco"- potrebbe richiamare una memoria popolare antecedente al periodo in cui la baia in cui si trova il St. Michaels Mount fu inondata, a indicare la collocazione del monte all'interno di un bosco.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “St Michael's Mount” su www.en.wikipedia.org, pubblicato con licenza CC BY-SA 3.0.

Panama: fortificazioni caraibiche di Portobelo-San Lorenzo

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Fortifications on the Caribbean Side of Panama Portobelo-San Lorenzo-108169.jpg
Foto di Jim Williams, CC-BY-SA IGO 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Esempi magnifici di architettura militare del XVII e XVIII secolo, questi forti panamensi sulla costa caraibica fanno parte del sistema di difesa costruito dalla Corona spagnola per proteggere il commercio transatlantico. Il sito rappresenta un elemento chiave per comprendere l’adattamento dei modelli di edifici europei e il loro impatto sulla trasformazione del Nuovo Mondo nell’era moderna. Il sito è una dimostrazione dell’organizzazione strategica del territorio e rappresenta un importante concetto di difesa e sviluppo tecnologico per lo più tra i secoli XVII e XVIII. È iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2012. I fattori ambientali e un’incontrollata espansione e sviluppo urbani sono da annoverarsi tra le minacce alla sua integrità.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Fortifications on the Caribbean Side of Panama: Portobelo-San Lorenzo” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/135, con licenza CC BY-SA 3.0.

Cile: raffinerie di salnitro di Humberstone e Santa Laura

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Oficinas salitreras de Humberstone y Santa Laura, Chile, 2016-02-11, DD 52.jpg
Foto di Diego Delso, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Humberstone e Santa Laura contengono oltre 200 ex fabbriche di salnitro in cui i lavoratori di Cile, Perù e Bolivia hanno vissuto in città aziendali e hanno forgiato una cultura distintiva dei pampinos comunali. Tale cultura si manifesta nella loro lingua ricca, la creatività, e la solidarietà, e, soprattutto, nella loro pionieristica lotta per la giustizia sociale, che ha avuto un profondo impatto sulle evoluzioni sociali. Situato nella remota Pampa, uno dei deserti più aridi della Terra, migliaia di pampinos hanno vissuto e lavorato in questo ambiente ostile per oltre 60 anni, dal 1880, per lavorare al più grande deposito di salnitro nel mondo, da cui si produce il nitrato di sodio, fertilizzante che avrebbe trasformato i terreni agricoli in Nord e Sud America, e in Europa, e prodotto una grande ricchezza per il Cile. A causa della vulnerabilità delle strutture e l'impatto di un recente terremoto, nel 2015 il sito è stato anche posto sulla Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo per contribuire a mobilitare risorse per la sua conservazione.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Humberstone and Santa Laura Saltpeter Works” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/1178, con licenza CC BY-SA 3.0.

Cuba: Trinidad e la Valle de los Ingenios

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02.Trinidad (59).JPG
Foto di José Porras, CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Fondata all’inizio del XVI secolo in onore della Santissima Trinità, la città era una testa di ponte per la conquista del continente americano. I suoi edifici del XVIII e XIX secolo, come il Palacio Brunet e il Palacio Cantero, sono stati costruiti nei suoi giorni di prosperità derivanti dal commercio dello zucchero. Il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1988. La Valles de los Ingenios è una straordinaria testimonianza dello sviluppo dell’industria dello zucchero. Museo vivente della produzione di zucchero cubana, include i siti di 75 ex-mulini per la lavorazione della canna da zucchero, piantagioni, caserme e altre attrezzature inerenti a questa attività in pericolo, che ha vissuto un declino graduale e progressivo. Il processo storico di degradazione della terra della valle, una delle ragioni per il suo declino nel passato (insieme alla siccità), ha portato ad una diminuzione della coltivazione della canna da zucchero.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “Trinidad and the Valley de los Ingenios” all'indirizzo http://whc.unesco.org/en/list/460, con licenza CC BY-SA 3.0.

Messico: el Día de los Muertos

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Foto di Jordi Cueto-Felgueroso Arocha, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Praticato dalle comunità indigene del Messico, il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è la ricorrenza con cui si celebra il temporaneo ritorno sulla Terra di parenti e persone care decedute. La festività segna anche la conclusione del ciclo annuale del mais, il prodotto agricolo più coltivato nel paese. Tale incontro tra vivi e defunti afferma il ruolo dell'individuo all'interno della società e contribuisce a rafforzare lo status politico e sociale delle comunità indigene del Messico. In tempi recenti la ricorrenza è diventata sempre più conosciuta: ciò ha innescato un processo di appropriazione culturale e ha reso questo appuntamento sempre più commerciale. Iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2008.

Giappone: Washi

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Kota-takoage.jpg
Foto di コヲダ, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
L'arte tradizionale della fabbricazione manuale della carta, detta Washi, è praticata da tre comunità in Giappone: nel quartiere di Misumi-cho della città di Hamada nella Prefettura di Shimane, nella città di Mino nella Prefettura di Gifu, nella città di Ogawa e nel villaggio di Higashi-Chichibu nella Prefettura di Saitama. I fogli vengono prodotti a partire dalle fibre di gelso da carta, immerse in acqua limpida di fiume, che vengono fatte addensare e poi filtrate attraverso un setaccio di bambù. Il Washi non viene utilizzato solo per lettere e libri, ma anche negli interni per creare paraventi di carta, elementi divisori e porte scorrevoli. Gran parte degli abitanti delle tre comunità ricopre un ruolo importante nel mantenere viva quest'arte, occupandosi della coltivazione del gelso, dell’insegnamento delle tecniche di lavorazione e della realizzazione di nuovi prodotti per promuovere il Washi a livello nazionale e all'estero: ad oggi, meno di 350 famiglie sono ancora impegnate nella produzione manuale di carta Washi. Iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2014.

Sud Sudan: Kisra

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Foto di Mohamed Elfatih Hamadien, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Il kisra è un sottile pane fermentato tipico del Sudan e del Sud Sudan preparato con grano e "durra", anche noto come sorgo. Il kisra può essere preparato in due modi: in sottili fette cotte al forno prende il nome di kisra rhaheeefa ed è molto simile al pane injera; sotto forma di porridge viene invece chiamato kisra aseeda o aceda. Le tecniche di panificazione, che vengono tramandate prendendo parte alla vita familiare, sono un modo per esprimere ospitalità, solidarietà e condividere valori e radici culturali, rafforzando così il senso di appartenenza alla comunità. A causa di guerre e siccità, le forniture alimentari del Sud Sudan sono state per anni soggette a gravi instabilità. I periodi di carestia legati a questi fattori hanno interessato più di cinque milioni di persone, circa il 50% della popolazione.

Marocco: Piazza Jemaa el-Fna

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Foto di Luc Viatour, CC-BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Piazza Jemaa el-Fna è uno dei principali spazi culturali di Marrakech ed è diventata uno dei simboli della città fin dalla sua costruzione, nell'undicesimo secolo. La piazza è un concentrato di tradizione culturale popolare marocchina che si può assaporare attraverso la musica, la religione e l’arte. Per tutto il giorno e di notte, è possibile farsi visitare da un dentista, ricevere una consulenza di medicina tradizionale, farsi leggere il futuro, predicare e farsi disegnare un tatuaggio con l'henné; possono essere sempre acquistati acqua, frutta e cibo tipico. L'urbanizzazione, soprattutto legata a speculazioni immobiliari e alla forte espansione della rete stradale, è sentita come una minaccia per tale spazio culturale. Mentre la piazza gode di grande popolarità, le tradizioni possono risentire di un processo di acculturazione, anche a causa della forte presenza di turisti. Iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2008.

Ecuador: il cappello di paglia Toquilla

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The toquilla straw hat is woven from fibres from a palm tree characteristic of the Ecuadorian coast.jpg
Foto di Hugo Gonzenbach, CC-BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Il cappello di paglia toquilla (noto come "Panama") è realizzato con le fibre di una palma che cresce lungo la costa ecuadoriana. I contadini della costa coltivano le palme toquilla e ne raccolgono gli steli, in seguito separano la fibra vegetale dall'involucro verde esterno. La fibra viene fatta bollire per rimuovere la clorofilla e fatta successivamente essiccare, poi sbiancata con lo zolfo sul fuoco a legna. Questo materiale grezzo viene utilizzato dagli artigiani per costruire la cupola e la falda del cappello. La realizzazione di un cappello può impiegare da un giorno a otto mesi, a seconda della qualità e dell'eleganza delle finiture. Sono meno di una dozzina gli artigiani ancora in grado di realizzare i cappelli più pregiati, i "Montecristi superfinos".

In effetti, la produzione in Ecuador sta diminuendo, soprattutto a causa dei problemi economici del paese e della forte concorrenza con la produzione di massa oltreoceano. Iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2012.

Norvegia: Oselvar

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Foto di Kjell Magnus Økland, CC BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
L'Oselvar era il mezzo di trasporto più diffuso in Norvegia occidentale. Queste barche di legno, che venivano utilizzate anche nel tempo libero, caddero in disuso negli anni '40 con l'avvento delle moderne imbarcazioni, la costruzione di più grandi vie di trasporto negli anni '60 e, infine, a causa dei tagli imposti dal governo che costrinsero i fabbricatori a cercare altri impieghi. La consapevolezza che il patrimonio legato alle navi Oselvar fosse a rischio ha portato un gruppo di organizzazioni a reclutare apprendisti costruttori, in modo da facilitare la trasmissione delle tecniche di costruzione (normalmente tramandate di padre in figlio), coinvolgere costruttori attivi fornendo loro le infrastrutture necessarie e, più in generale, supportare il mercato manifatturiero dell'Oselvar.

Ad oggi sono state costruite più di 85 barche e 40 sono state riparate. L'albero utilizzato per creare la barca nella fotografia è stato tagliato dal padre dell'uomo che sta remando e ha un forte valore affettivo per questa famiglia. Questa attività di salvaguardia è stata inserita nel Registro delle migliori attività di salvaguardia nel 2016.

Iraq: scavi illegali e saccheggi

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UNESCO mission to Nineveh, Iraq, April 2017.jpg
Foto di UNESCO, CC-BY-SA IGO 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Questa foto è stata scattata ad aprile 2017 durante una missione UNESCO a Ninive, Iraq, città pesantemente danneggiata dall'ISIS anche per mezzo di ruspe. I danni al patrimonio culturale e i saccheggi archeologici rappresentano problematiche rilevanti a livello globale, in quanto minano la preservazione della nostra eredità culturale condivisa. Gli scavi illegali e i saccheggi sono aumentati esponenzialmente a causa dei conflitti in Medio Oriente, distruggendo le aree archeologiche in cui i reperti sono collocati, che sono invece di fondamentale importanza per rinvenire informazioni riguardanti il contesto culturale e le persone da cui provengono.

Il contesto archeologico restituisce al bene la sua storia, connettendola alle più ampie evoluzioni di una specifica regione o area. I saccheggiatori, nella loro ricerca di oggetti e artefatti di valore, finiscono per danneggiare sistematicamente i resti archeologici. Se, al contrario, gli scavi fossero stati condotti con la dovuta cura, avrebbero potuto restituire oggetti e informazioni di grande interesse storico e scientifico.

Iraq: traffico illecito di beni culturali

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A limestone statue depicting the head of the Assyrian King Sargon II, illegally smuggled into the United States.jpg
Foto di U.S. Immigration and Customs Enforcement, CC0, tramite Wikimedia Commons.
A partire dal 2003, e dopo il pesante saccheggio del Museo Nazionale di Baghdad, si è scoperto che molti reperti archeologici provenienti dall'Iraq erano stati venduti online su siti e-commerce. Alcune di queste vendite sono state condotte da grandi organizzazioni criminali internazionali per riciclare denaro. Molti dei reperti sono stati individuati, rimpatriati e tornati in Iraq per essere esposti al Museo Nazionale di Baghdad in Iraq. Di 15.000 oggetti razziati dal museo, ad oggi solo 4.300 sono stati recuperati.

Tra i vari oggetti rinvenuti c'è anche la testa, datata a circa 2,700 anni fa, di una grande statua di Lamassu, divinità assira raffigurata con volto umano, corpo di bue o di leone e ali d'uccello. La statua è stata trafugata dal palazzo del Re assiro Sargon II, vicino a Khorsabad, Iraq.

Mozambico: traffico illecito di beni culturali sottomarini

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Wreck of a ship, stranded on the beach of Mozambique Island.jpg
Foto di Ulrike Guerin, CC-BY-SA 3.0 IGO, tramite Wikimedia Commons.
Un relitto di un'imbarcazione su una spiaggia dell'isola del Mozambico. L'imbarcazione veniva utilizzata una volta dai cacciatori di tesori per cercare patrimoni sommersi da commerciare al largo della costa.

La foto è stata scattata nell'ambito di un workshop UNESCO mirato alla protezione del patrimonio culturale subacqueo dell'isola del Mozambico, nel quadro della Convenzione UNESCO del 2001.

Germania: ruolo e importanza della documentazione (importanza delle classificazioni)

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Inventory of the Vorderasiatisches Museum (Museum of the Ancient Near East) at the Pergamonmuseum, Berlin, Germany.tif
Foto di UNESCO, CC-BY-SA IGO 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Un esempio di classificazione del Museo Vorderasiatisches (Museo del Vicino Oriente) presso il Pergamonmuseum a Berlino in Germania, in cui sono riportate le seguenti informazioni: numero identificativo del museo, posizione, breve descrizione dell'oggetto con dimensioni e altri dati rilevanti, luogo di scoperta, provenienza - ad esempio donazione o acquisizione - e fonti specifiche. Tutti questi dati sono indispensabili per documentare la "biografia" dei beni e identificare l'oggetto nel caso venga rubato.

Italia: importazione, esportazione e trasferimento illecito di beni culturali

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The Italian Carabinieri Department for the Protection of Cultural Heritage -TPC supports international police cooperation via INTERPOL and UNESCO to stop the illicit trafficking of cultural property.tif
Foto di UNESCO, CC-BY-SA IGO 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) supporta la cooperazione internazionale tra gli organi di polizia tramite l'INTERPOL e l'UNESCO per bloccare il traffico illecito di beni culturali. Il Comando ha anche fornito supporto in operazioni di mantenimento della pace (ad esempio, in Iraq dal 2003 al 2006).

Il TPC collabora a stretto contatto con l'UNESCO e rappresenta un punto di riferimento a livello internazionale per i paesi che intendono migliorare le proprie politiche e le proprie procedure di contrasto al traffico illecito di beni culturali. Ventisei paesi da tutto il mondo hanno seguito attività formative condotte dagli agenti di polizia e doganali del Comando.

Siria e Iraq: mercato nero

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The damage of artefacts due to illicit trade at Palmyra, Syria.jpg
Foto di UNESCO, CC-BY-SA IGO 3.0, tramite Wikimedia Commons.
Questa immagine mostra i danni causati dal commercio clandestino al patrimonio culturale di Palmira, in Siria. Oggi il traffico illecito di beni saccheggiati da Paesi quali Siria e Iraq rappresenta un'importante fonte di finanziamento per i gruppi terroristici. In particolare, i beni provenienti dal Medio Oriente ci consentono di risalire alle origini della civiltà. Il traffico illecito di beni culturali è diventato oggi un problema di sicurezza internazionale. Per questo la comunità internazionale ha iniziato a muovere i primi passi per denunciare e porre un freno allo sviluppo del mercato nero. La risoluzione 2199 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, come noto, esprime preoccupazione rispetto all'attività dei gruppi terroristici che stanno traendo profitto dal saccheggio e dal contrabbando di beni culturali e prescrive ai vari stati di vietare il commercio illecito di beni culturali provenienti da Siria e Iraq.

Mostra italiana

Italia: i terremoti del 2012

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Luca Monelli - Terremoto Emilia San Felice sul Panaro MO 2012.jpg
Foto di lucaphoto, CC BY-SA 4.0, tramite Wikimedia Commons.
Nel maggio del 2012 due forti terremoti hanno interessato il Nord Italia, provocando 27 morti ed estesi danni. Il primo terremoto, che ha registrato una magnitudo di 6.1, ha colpito l'Emilia Romagna il 20 maggio. Il 29 maggio una scossa di magnitudo 5.8 ha colpito la medesima area.

Almeno 100 strutture di rilevanza storica sono state danneggiate o distrutte, e diverse chiese nelle città vicine all'epicentro hanno subito danni. Questo scatto ritrae la Chiesa di San Felice Vescovo Martire a San Felice sul Panaro, una piccola cittadina nei pressi di Modena. L'immagine è stata scattata per il concorso Wiki Loves Monuments ed è diventata piuttosto nota come rappresentazione emblematica del terremoto e dell'importanza della preservazione del patrimonio culturale.

Il presente testo è totalmente o parzialmente basato sulle informazioni presenti nella voce “2012 Northern Italy earthquakes” su www.en.wikipedia.org, pubblicato con licenza CC BY-SA 3.0.

Swedish exhibition

Kiruna Church

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Kiruna Kirche 1.JPG
Photo by Zairon, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Kiruna church was built between 1909 and 1912, after drawings by architect Gustaf Wickman. The church, whose unique appearance is inspired by the Norwegian stave churches, stands in a nature park near Kiruna center. The church is one of Sweden's largest wooden buildings, and a unique building from the beginning of the 20th century. It is a protected Church Monument in Sweden. The building style is neo-Gothic, the interior has national romantic features and the composition of the altar is in art nouveau style. Kiruna church will probably need to be moved before subsidence from the ore mine in Kiirunavaara reaches it.

This text is partly or solely based on the information provided in the article “Kiruna kyrka” on www.sv.wikipedia.org, licensed CC BY-SA 3.0.